Andrea Pietrobelli, Agronomic Department Manager del Gruppo Cereal Docks, ha partecipato (oggi) a Verona a NutriSeminar 2026, evento organizzato da Mérieux NutriSciences e dedicato all’evoluzione dei modelli sostenibili e al loro impatto sulla sicurezza alimentare, sulla qualità e sulla gestione del rischio lungo la filiera agroalimentare.
Aziende ed esperti hanno approfondito come l’evoluzione dei modelli sostenibili sta ridefinendo i paradigmi di sicurezza alimentare, qualità e gestione del rischio lungo la filiera alimentare. Tra i temi al centro del confronto anche il ruolo che l’agricoltura rigenerativa può giocare per rendere ancora più distintive le eccellenze alimentari italiane.
Durante la sessione “Panoramica Agricoltura Rigenerativa: le Voci della filiera tra Impatto, Innovazione e Mercati”, Andrea Pietrobelli ha evidenziato come il suolo sia oggi uno degli asset strategici meno raccontati del Made in Italy agroalimentare. Se tradizione, territorio e qualità sono elementi consolidati nella narrazione dell’eccellenza italiana, il terreno agricolo e la sua capacità di rigenerarsi diventano sempre più un fattore competitivo concreto, non delocalizzabile e strettamente legato alla qualità delle produzioni.
Da questo punto di vista, l’agricoltura rigenerativa può offrire ben più di un insieme di pratiche agronomiche, caratterizzandosi per l’approccio sistemico fondato, in primis, su relazioni di filiera stabili e durature, sviluppo agronomico condiviso, assistenza tecnica e sistemi di certificazione. Un modello che punta a migliorare la salute del suolo, l’efficienza nell’uso delle risorse idriche, la biodiversità e la gestione dei nutrienti, contribuendo al tempo stesso alla competitività del Made in Italy agricolo.
Ampio spazio, dunque, al racconto di Nurture The Future, progetto pilota sviluppato su oltre 1.000 ettari e 15 model farms, con l’obiettivo di misurare scientificamente gli effetti delle pratiche rigenerative nel medio-lungo periodo. Tra gli elementi centrali del progetto: il monitoraggio del sequestro di carbonio nel suolo e la riduzione della carbon footprint delle colture, nella prospettiva di una certificazione di filiera che renda verificabile e credibile l’intero percorso rigenerativo.
Durante il seminario sono stati anche presentati i primi risultati raccolti nel caso studio di Cà Felicita, azienda agricola coinvolta nel progetto, dove dal 2021 vengono applicate pratiche come cover-crops, minima lavorazione e semina su sodo o semi-sodo con l’obiettivo di incrementare la sostanza organica del terreno, migliorare la gestione idrica e ridurre il rischio legato agli stress climatici.
I dati condivisi sono stati elaborati dall’Università Cattolica del Sacro Cuore attraverso CarbonTracker, la piattaforma digitale MRV sviluppata dall’ateneo per la misurazione e il monitoraggio dell’impatto climatico delle filiere agricole.
Le analisi condotte dal Prof. Andrea Ferrarini mostrano segnali incoraggianti sul fronte delle emissioni GHG, dell’accumulo di carbonio organico nel suolo e della carbon footprint dei prodotti, confermando il potenziale delle pratiche rigenerative nella costruzione di filiere agricole più resilienti e sostenibili.
Nella parte conclusiva dell’intervento è emerso infine un tema centrale per il futuro della transizione agricola: la necessità di distribuire il rischio e il valore lungo tutta la catena agroalimentare: la diffusione su larga scala dell’agricoltura rigenerativa richiede accordi di filiera stabili, strumenti pubblici di supporto e una maggiore collaborazione tra agricoltori, industria e brand consumer.
“Se lavoriamo insieme su questo, il suolo italiano diventa il fondamento di un’eccellenza fatta davvero per durare nel tempo” è il messaggio conclusivo dell’intervento, che richiama il ruolo strategico della collaborazione lungo la filiera per accompagnare la transizione verso modelli agricoli più sostenibili e resilienti.